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Notizie storiche
Adria, insieme a Rovigo, è la città storicamente più importante del Polesine. In essa si sono accentrate, per secoli, tutte le attività sociali, politiche e culturali, e ovviamente anche quelle musicali.
Per quanto riguarda la musica, le notizie precedenti il 1500 sono pressoché nulle. A partire dal 1527, lo apprendiamo dai documenti pervenutici, in Cattedrale vengono assunti con regolarità organisti che svolgono anche mansioni sia di maestri di cappella sia di insegnanti di musica in senso lato. Il primo nome di spicco che incontriamo è quello di Innocenzo Vivarino (Adria, 1575 ca. - 1626). Egli ricoprì la carica di maestro di cappella dal 1592 fino alla morte, con l'obbligo di suonare l'organo tutte le domeniche e nelle altre festività del calendario liturgico, cui si aggiungeva l'impegno presso la Confraternita del SS. Crocefisso: tipica istituzione controriformistica che fra le varie attività realizzava anche "spettacoli sacri e drammatici". Nel 1620 Vivarino dedica al canonico Fabrizio Bocca il suo Primo libro di mottetti solistici (Bartolomeo Magni, Venezia), mentre altre raccolte sacre e profane a stampa, testimoniate da cataloghi e avvisi editoriali, sono andate perdute. Nel 1624 dedica i suoi Madrigali concertati op. VI (Alessandro Vincenti, Venezia) al vescovo di Adria Ubertino Papafava. La Confraternita del SS. Crocefisso, che operò ad Adria dal XVI al XIX secolo, ebbe una parte di rilievo nell'allestimento di spettacoli sacri atti a sollecitare la devozione popolare. Il 13 aprile 1627 si rappresentò in Duomo, da parte di una compagnia di "giovani d'Adria", l'azione sacra Il mortorio di Gesù Cristo e per l'occasione si eresse un palco nella navata centrale, dalla parte dell'organo, per ospitare lo spettacolo che durò ben cinque ore e durante il quale vennero proposti anche degli interventi musicali.
Proprio da un'azione sacra prese le mosse la tradizione teatrale cinque-seicentesca adriese che trovò spazio nelle chiese (per le azioni sacre), in un teatro provvisorio allestito sotto le logge della Cancelleria (piazza Maggiore), nel teatro sito nel palazzo Pretorio sede del podestà di Adria Lorenzo Rimondo (nella piazza Maggiore della città, ora piazza Garibaldi) e in spazi ricavati presso le "corti" delle abitazioni di privati cittadini. La prima rappresentazione di cui si ha notizia è l'azione sacra Isac del Groto allestita nella chiesa di Santa Maria della Tomba nel 1558 (replicata nello stesso luogo nel 1581). In tutto si ha notizia di diciassette rappresentazioni, tra favole pastorali e tragedie del Groto, di Giulio Cesare Croce (Il banchetto de' Malcibati, 1633) e di altri autori anonimi, concluse il 1° agosto 1637 con Filarmindo, una favola pastorale di Ridolfo Campeggi. Tutti questi testi prevedevano l'impiego di intermezzi strumentali e vocali oltre che l'intervento di Cori. Per esempio, per la ripresa del Pentimento amoroso del Groto (29 giugno 1632) gli intermezzi furono composti da Augusto Vivarino, figlio di Innocenzo.
Il poeta Luigi Groto (Adria, 1541 - Venezia, 1585) è il personaggio adriese di maggior spicco dell'epoca. In qualità di presidente dell'Accademia degli Illustrati contribuì moltissimo alla vita artistica della città. Efficacissimo oratore e ottimo attore, fu autore di favole pastorali, tragedie, azioni sacre e rime, queste ultime musicate da diversi compositori del XVI secolo. Godeva anche della fama di buon suonatore di liuto, nonché di appassionato organizzatore di trattenimenti musicali. La sua fama si diffuse tanto in Italia quanto all'estero, soprattutto in Inghilterra, dove le sue opere vennero più volte rappresentate. Shakespeare stesso dovette conoscere e apprezzare la produzione del Groto, forse prendendola anche a modello.
Nel Settecento la vita musicale polesana si esplicò specialmente nel melodramma concentrandosi però a Rovigo, unico centro fornito di strutture teatrali con ben due sale attive, anche se la prassi del teatro pubblico prese avvio con notevole ritardo rispetto a Padova, Vicenza e Verona. Ad Adria invece si apre una lunga parentesi di silenzio; l'assenza di strutture adeguate non consente spazio al diffondersi dell'attività teatrale, tanto in auge a Venezia e in altre parti del Veneto. Di conseguenza, l'attività musicale preminente sembra essere stata quella esercitata in ambito liturgico e paraliturgico, in special modo in Cattedrale dove è testimoniata dalla presenza di una cappella musicale e da ben nove organisti (con funzioni di maestro di cappella) succedutisi nell'arco del Settecento.
L'attività legata all'espressione melodrammatica riprese nel XIX secolo con il teatro di Santo Stefano attivo dal 1803 al 1808, anche se si ha notizia dell'allestimento di tre sole opere nel 1807: I nemici generosi di Domenico Cimarosa, La Pamela maritata di Giuseppe Farinelli e il ballo L'italiana schiava ossia La turca risoluta di Pietro Antonelli. L'orchestra dei filarmonici adriesi era diretta da Angelo Buzzolla, padre del più famoso Antonio, che in capo a due anni divenne maestro di cappella nella cattedrale. Decisamente più ampia e variegata fu invece l'attività del teatro Fidora, dal nome del proprietario che fu anche impresario (poi teatro della Società, quindi Orfeo), capace di 400-500 posti, dove fra il 1813 e il 1907 fu rappresentata un'ottantina di melodrammi. Venne inaugurato il 6 maggio 1813 con Il Marcantonio di Stefano Pavesi (fra gli interpreti il celebre contralto Adelaide Malanotte) e il ballo mitologico Aminta e Silvano di Luigi Olivieri. Anche Giuseppina Strepponi, il soprano futura moglie di Giuseppe Verdi, debuttò in questo teatro nell'Elisir d'amore di Donizetti. Altri due teatri operarono ad Adria nell'Ottocento presentando saltuariamente anche melodrammi: l'arena Zen (1858-1900), attiva solo nel periodo estivo essendo un teatro all'aperto, e il teatro Politeama (1878-1921), capace di 1000 posti, inaugurato con il Conte verde di Giuseppe Libani nel 1878.
Nell'Ottocento è anche ben documentata l'attività musicale svolta dalla cappella della cattedrale e dalla Società Filarmonica. Per quanto riguarda la musica sacra ampie testimonianze ci provengono dalla consistente mole di manoscritti musicali ottocenteschi custoditi presso l'Archivio capitolare e dalla presenza di una trentina di maestri di cappella che si avvicendarono sino alla metà del Novecento.
Nel Novecento il salone Massimo e il teatro estivo Zagato, dedicati ai generi più disparati, ospitarono anche rappresentazioni melodrammatiche fra le quali compare una delle opere dell'adriese Nino Catozzo (1886-1961): I misteri gaudiosi (Massimo, 1924). Il teatro Comunale del Littorio o teatro del Popolo, edificato sulla stessa area che fu dell'Arena Zen prima e del teatro Zagato poi (piazza Cavour), capace di 3500 posti, ebbe per Adria un ruolo analogo a quello del teatro Sociale di Rovigo; infatti, inaugurato il 24 settembre 1935 con Mefistofele di Arrigo Boito - interpreti Rosetta Pampanini, Tancredi Pasero e Giulietta Simionato - sino agli anni Cinquanta ospitò rappresentazioni con i più celebri interpreti d'opera del momento, rientrando nell'ambito dei più importanti teatri italiani per il livello delle programmazioni, dopodiché ebbe inizio il lento e progressivo declino, peraltro comune a molti teatri di provincia, che lo condusse ad un'attività sempre più discontinua.
Solo in tempi molto recenti il Teatro è stato oggetto di lavori di ristrutturazione e messa a norma, e ha ripreso a programmare, seppure in maniera ridotta, allestimenti di spettacoli di prosa, di concerti, nonché di melodrammi.
Per quanto riguarda la musica, le notizie precedenti il 1500 sono pressoché nulle. A partire dal 1527, lo apprendiamo dai documenti pervenutici, in Cattedrale vengono assunti con regolarità organisti che svolgono anche mansioni sia di maestri di cappella sia di insegnanti di musica in senso lato. Il primo nome di spicco che incontriamo è quello di Innocenzo Vivarino (Adria, 1575 ca. - 1626). Egli ricoprì la carica di maestro di cappella dal 1592 fino alla morte, con l'obbligo di suonare l'organo tutte le domeniche e nelle altre festività del calendario liturgico, cui si aggiungeva l'impegno presso la Confraternita del SS. Crocefisso: tipica istituzione controriformistica che fra le varie attività realizzava anche "spettacoli sacri e drammatici". Nel 1620 Vivarino dedica al canonico Fabrizio Bocca il suo Primo libro di mottetti solistici (Bartolomeo Magni, Venezia), mentre altre raccolte sacre e profane a stampa, testimoniate da cataloghi e avvisi editoriali, sono andate perdute. Nel 1624 dedica i suoi Madrigali concertati op. VI (Alessandro Vincenti, Venezia) al vescovo di Adria Ubertino Papafava. La Confraternita del SS. Crocefisso, che operò ad Adria dal XVI al XIX secolo, ebbe una parte di rilievo nell'allestimento di spettacoli sacri atti a sollecitare la devozione popolare. Il 13 aprile 1627 si rappresentò in Duomo, da parte di una compagnia di "giovani d'Adria", l'azione sacra Il mortorio di Gesù Cristo e per l'occasione si eresse un palco nella navata centrale, dalla parte dell'organo, per ospitare lo spettacolo che durò ben cinque ore e durante il quale vennero proposti anche degli interventi musicali.
Proprio da un'azione sacra prese le mosse la tradizione teatrale cinque-seicentesca adriese che trovò spazio nelle chiese (per le azioni sacre), in un teatro provvisorio allestito sotto le logge della Cancelleria (piazza Maggiore), nel teatro sito nel palazzo Pretorio sede del podestà di Adria Lorenzo Rimondo (nella piazza Maggiore della città, ora piazza Garibaldi) e in spazi ricavati presso le "corti" delle abitazioni di privati cittadini. La prima rappresentazione di cui si ha notizia è l'azione sacra Isac del Groto allestita nella chiesa di Santa Maria della Tomba nel 1558 (replicata nello stesso luogo nel 1581). In tutto si ha notizia di diciassette rappresentazioni, tra favole pastorali e tragedie del Groto, di Giulio Cesare Croce (Il banchetto de' Malcibati, 1633) e di altri autori anonimi, concluse il 1° agosto 1637 con Filarmindo, una favola pastorale di Ridolfo Campeggi. Tutti questi testi prevedevano l'impiego di intermezzi strumentali e vocali oltre che l'intervento di Cori. Per esempio, per la ripresa del Pentimento amoroso del Groto (29 giugno 1632) gli intermezzi furono composti da Augusto Vivarino, figlio di Innocenzo.
Il poeta Luigi Groto (Adria, 1541 - Venezia, 1585) è il personaggio adriese di maggior spicco dell'epoca. In qualità di presidente dell'Accademia degli Illustrati contribuì moltissimo alla vita artistica della città. Efficacissimo oratore e ottimo attore, fu autore di favole pastorali, tragedie, azioni sacre e rime, queste ultime musicate da diversi compositori del XVI secolo. Godeva anche della fama di buon suonatore di liuto, nonché di appassionato organizzatore di trattenimenti musicali. La sua fama si diffuse tanto in Italia quanto all'estero, soprattutto in Inghilterra, dove le sue opere vennero più volte rappresentate. Shakespeare stesso dovette conoscere e apprezzare la produzione del Groto, forse prendendola anche a modello.
Nel Settecento la vita musicale polesana si esplicò specialmente nel melodramma concentrandosi però a Rovigo, unico centro fornito di strutture teatrali con ben due sale attive, anche se la prassi del teatro pubblico prese avvio con notevole ritardo rispetto a Padova, Vicenza e Verona. Ad Adria invece si apre una lunga parentesi di silenzio; l'assenza di strutture adeguate non consente spazio al diffondersi dell'attività teatrale, tanto in auge a Venezia e in altre parti del Veneto. Di conseguenza, l'attività musicale preminente sembra essere stata quella esercitata in ambito liturgico e paraliturgico, in special modo in Cattedrale dove è testimoniata dalla presenza di una cappella musicale e da ben nove organisti (con funzioni di maestro di cappella) succedutisi nell'arco del Settecento.
L'attività legata all'espressione melodrammatica riprese nel XIX secolo con il teatro di Santo Stefano attivo dal 1803 al 1808, anche se si ha notizia dell'allestimento di tre sole opere nel 1807: I nemici generosi di Domenico Cimarosa, La Pamela maritata di Giuseppe Farinelli e il ballo L'italiana schiava ossia La turca risoluta di Pietro Antonelli. L'orchestra dei filarmonici adriesi era diretta da Angelo Buzzolla, padre del più famoso Antonio, che in capo a due anni divenne maestro di cappella nella cattedrale. Decisamente più ampia e variegata fu invece l'attività del teatro Fidora, dal nome del proprietario che fu anche impresario (poi teatro della Società, quindi Orfeo), capace di 400-500 posti, dove fra il 1813 e il 1907 fu rappresentata un'ottantina di melodrammi. Venne inaugurato il 6 maggio 1813 con Il Marcantonio di Stefano Pavesi (fra gli interpreti il celebre contralto Adelaide Malanotte) e il ballo mitologico Aminta e Silvano di Luigi Olivieri. Anche Giuseppina Strepponi, il soprano futura moglie di Giuseppe Verdi, debuttò in questo teatro nell'Elisir d'amore di Donizetti. Altri due teatri operarono ad Adria nell'Ottocento presentando saltuariamente anche melodrammi: l'arena Zen (1858-1900), attiva solo nel periodo estivo essendo un teatro all'aperto, e il teatro Politeama (1878-1921), capace di 1000 posti, inaugurato con il Conte verde di Giuseppe Libani nel 1878.
Nell'Ottocento è anche ben documentata l'attività musicale svolta dalla cappella della cattedrale e dalla Società Filarmonica. Per quanto riguarda la musica sacra ampie testimonianze ci provengono dalla consistente mole di manoscritti musicali ottocenteschi custoditi presso l'Archivio capitolare e dalla presenza di una trentina di maestri di cappella che si avvicendarono sino alla metà del Novecento.
Nel Novecento il salone Massimo e il teatro estivo Zagato, dedicati ai generi più disparati, ospitarono anche rappresentazioni melodrammatiche fra le quali compare una delle opere dell'adriese Nino Catozzo (1886-1961): I misteri gaudiosi (Massimo, 1924). Il teatro Comunale del Littorio o teatro del Popolo, edificato sulla stessa area che fu dell'Arena Zen prima e del teatro Zagato poi (piazza Cavour), capace di 3500 posti, ebbe per Adria un ruolo analogo a quello del teatro Sociale di Rovigo; infatti, inaugurato il 24 settembre 1935 con Mefistofele di Arrigo Boito - interpreti Rosetta Pampanini, Tancredi Pasero e Giulietta Simionato - sino agli anni Cinquanta ospitò rappresentazioni con i più celebri interpreti d'opera del momento, rientrando nell'ambito dei più importanti teatri italiani per il livello delle programmazioni, dopodiché ebbe inizio il lento e progressivo declino, peraltro comune a molti teatri di provincia, che lo condusse ad un'attività sempre più discontinua.
Solo in tempi molto recenti il Teatro è stato oggetto di lavori di ristrutturazione e messa a norma, e ha ripreso a programmare, seppure in maniera ridotta, allestimenti di spettacoli di prosa, di concerti, nonché di melodrammi.